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DOVE FOCALIZZI LE TUE AZIONI? Problemi Vs. Risultati


Una categoria di persone che ho avuto modo di incontrare nel mio cammino professionale e personale è quella dove la propria vita e le proprie azioni, e quindi il proprio FOCUS, sono orientati al problema, alle criticità, alle difficoltà piuttosto che alla soluzione.

Qualunque cosa esse debbano affrontare diventa un problema, o una serie di essi, e la relativa valutazione delle conseguenze esistenti su tali azioni è il punto centrale del loro focus.

La causa di questa defocalizzazione è spesso indice delle seguenti motivazioni:

-        Scarsa fiducia in se stessi e sulle specifiche capacità di analisi;

-        Scarsa autostima sulle loro potenzialità e/o qualità;

-        Abitudine a fare dichiarazioni di intenti e non a stabilire obiettivi concreti;

-        Vergogna e sensi di colpa.



Nell’ambito della programmazione neuro linguistica questo atteggiamento mentale viene spesso codificato con il cosiddetto metaprogramma definito “VIA DA”, ovvero quando prendiamo una decisione tendiamo ad allontanarci da ciò che non vogliamo o che vogliamo evitare, piuttosto che muoverci “VERSO” ovvero nella direzione di ciò che vogliamo.

Sembra una sottile differenza linguistica, ma in realtà essa implica due contrapposti atteggiamenti mentali.

L’orientamento al problema pone il FOCUS sul problema stesso e non sulle possibili soluzioni per affrontare la situazione, facendo così rimanere le persone in una sorta di limbo di non decisione.

 

Il primo a muoversi in questa direzione fu Carl Gustav Jung nel suo libro ‘Tipi psicologici’ del 1921, nel quale vengono identificate due specifiche categorie di persone Il "tipo introverso" ed il “tipo estroverso.

Le caratteristiche generali del tipo introverso, sostiene Jung, sono da ricondursi al fatto che egli non si orienta, secondo l'oggetto e il dato oggettivo, ma tiene conto soprattutto dei fattori soggettivi, individuali.

La coscienza del tipo introverso infatti, tiene anche conto dei fattori esterni, ma dà la preponderanza alle determinanti soggettive che essa crede siano più importanti.

Jung specifica inoltre che l'eccessiva visione dell'introverso non conduce ad un'utilizzazione migliore e più valida del fattore soggettivo, anzi essa viene considerata appunto una soggettivizzazione artificiale della coscienza stessa, inibendo l’individuo di una visione più ampia della realtà oggettiva. In altre parole, l’introverso di Jung è identificabile dal metaprogramma VIA DA con un continuo rifluire e fuggire dai problemi che diventano la sola realtà soggettiva.

Tutto questo ragionamento sul focus per evidenziare quanto spesso vengono utilizzate male le risorse, disponibili, come ad esempio possono essere l’impegno, la determinazione, la volontà, l’intelligenza ecc.  perché molto spesso le stesse vengono utilizzate a proprio svantaggio e con grande dispendio di energie.

 

Per esempio, utilizzare la propria intelligenza per ripensare continuamente ai propri errori e su quanto di negativo è stato effettuato nel passato è un modo scarsamente efficace per disperdere energie ed impegnare negativamente le risorse positive a disposizione.

Abbiamo già avuto modo di chiarire, nel capitolo precedente, le implicazioni relative al sistema di convinzioni e di come esse possono incidere pesantemente sui nostri comportamenti. Il FOCUS PROBLEMA è di fatto una delle tante convinzioni soggettive che impediscono alle persone di prendere decisioni, di agire in modo determinato verso una direzione concreta, inibendo così molte possibilità di risultato perché si continua ad utilizzare la propria determinazione per rimanere bloccati e fissati sui propri convincimenti, anche quando sono dannosi ed improduttivi.

 

Questo tipo di FOCUS incide pesantemente sulla forza di volontà utilizzata per convincere sé stessi che non esiste una valida soluzione, una possibilità di riuscita, e che pertanto è meglio non perdere tempo in cose o attività che tanto non porterebbero risultati.

Infatti, se proviamo ad ascoltare il ragionamento di chi parla dei propri problemi o difficoltà, notiamo che la maggior parte del ragionamento stesso è essenzialmente focalizzato a mettere in evidenza le difficoltà ed i motivi che le rendono pesanti ed insopportabili. Ritorno quindi a dire che la focalizzazione è appunto sul problema e non sulla soluzione.

 

Solitamente infatti, chi parla di un proprio problema lo fa descrivendo minuziosamente ogni più piccolo particolare sia per mettere in evidenza il suo disagio e sia per dimostrare le proprie ragioni o le difficoltà a risolverlo.  In queste situazioni le persone possono rimanere anche ore o giornate intere a parlare dei propri problemi, ed il fatto stesso di poterne parlare liberamente gli consente di ricordare i dettagli anche più specifici e minuziosi che lo esortano a discuterne all’infinito.

 

Le nostre risorse mentali, fisiche e psichiche, oltre che il tempo che abbiamo a disposizione, sono come i nostri soldi, i quali possono essere investiti e spesi male se non siamo attenti e focalizzati, o al contrario possiamo farli fruttare molto bene con diversi sistemi leva.

 

Quindi come possiamo investire al meglio le nostre risorse ed energie?

 

La risposta può essere per molte persone molto semplice, ma per altre può invece essere di difficile applicazione per il fatto che non possiedono la giusta abitudine ad affrontare produttivamente i propri problemi. Per rendere produttivo un problema occorre, delle volte, rivoluzionare il proprio modo di affrontarlo, di viverlo, ponendosi delle domande utili che siano in grado di trasformare i problemi in opportunità e crescita. Un classico ma semplice sistema di coaching.

 

Le domande di qualità infatti permettono di fornire risposte di qualità, e di esercitare un cambio di visione, di paradigma verso il problema stesso, permettendo così di uscire da uno schema ripetitivo.

Ecco quindi una serie di domande utili che permettono di modificare il focus problema verso qualcosa di più utile e produttivo:

-        Che vantaggi mi ha portato o mi sta portando questo problema?

-        Che tipo di insegnamenti / esperienze mi ha portato questo problema?

-        Che cosa ho da perdere nell’abbandonare questo problema?

-        Che cosa potrò guadagnare nell’abbandonare questo problema?

-        Cosa potrò fare di più rispetto al passato?

-        Cosa dovrò fare di meno rispetto al passato?

-        Cosa sarò disposto a rinunciare?

 

È interessante osservare inoltre che il FOCUS PROBLEMA si associa normalmente anche a un altro fattore psicologico e comportamentale di rilievo, ovvero la RUMINAZIONE MENTALE.

La ruminazione mentale è definita come un processo cognitivo caratterizzato da uno stile di pensiero disfunzionale e mal adattivo che si focalizza principalmente sugli stati emotivi interni e sulle loro conseguenze negative, in un continuo loop senza fine.

 

I nostri percorsi di sviluppo personale sono orientati ai risultati ed a fare in modo che le persone possano eliminare quegli atteggiamenti tossici ed improduttivi e concentrarsi concretamente sul focus risultato. Compila il form dei contatti per un approfondimento.